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All'origine del cap

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La cerimonia di consegna del  cap,  quel curioso copricapo che rende gli enormi rugbisti moderni così buffi e sorridenti, è il rito che segna il debutto sulla scena internazionale di ogni giocatore selezionato per indossare la maglia del  proprio Paese.  Il loro sorriso è ben giustificato, questo oggetto rappresenta allo stesso tempo l'apice della carriera e  l'inizio di un cammino che si augurano di percorrere il più a lungo possibile. La tradizione e la simbologia che si celano dietro  a questo cimelio mi hanno sempre affascinato alimentando la voglia di sapere di più sulla sua origine e sul suo uso primario, q uindi per placare la mia curiosità mi sono immerso nella ricerca, diradando piano piano le nebbie del Tempo per tornare dove tutto ebbe inizio, sul prato della Rugby School, a q uasi vent'anni di distanza dal giorno della genesi ovale. Su quel terreno, in un pomeriggio del 1839, stavano in riga i migliori giocatori che i college della città potesse...

Lì dove sbocciò la Rosa

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Il Pall Mall Restaurant era un locale in voga nella Londra vittoriana,   un posto "in" come dicono gli inglesi, a due passi dalla centralissima Trafalgar Square sulla quale svettava da una trentina di anni  la statua dell'ammiraglio Nelson. Il 26 gennaio 1871 vi si dettero appuntamento i rappresentanti dei 21 club che da qualche tempo giocavano alla variante del football nata a Rugby, decisi a fondare un organo che li unisse dando più voce ed importanza al movimento ma anche, anzi soprattutto, dettasse delle regole di gioco chiare ed univoche per tutti. Al termine della riunione venne alla luce la Rugby Football Union, primo organo di livello internazionale della storia del gioco, dal quale presero spunto i club delle altre nazioni del Regno Unito che nel giro di qualche anno fondarono le proprie federazioni divenendo così le Home Unions. Trovato l'accordo con le firme di tutti i presenti  restava da decidere il simbolo da ricamare sulle maglie. Il motivo per cui usar...

Rugby Facts - Il tabellino bianco degli All Blacks

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La vittoria della nazionale argentina sugli All Blacks dello scorso week end mi ha dato lo spunto per rovistare un po' tra le statistiche dei neozelandesi e cercare qualche dato meno conosciuto sulla squadra al primo posto del ranking mondiale. Tra la mole  di numeri e di record  prodotti dai "Kiwis" quello che mi ha colpito più degli altri, sia per il numero esiguo di accadimenti  che per la lontananza di questi nel tempo, riguarda le volte in cui i giocatori della Nuova Zelanda sono usciti dal campo senza segnare neanche un punto. Tanti anni sono trascorsi da quel 1964, quando gli All Blacks finirono gli ottanta minuti di gioco  con il tabellino immacolato, uno 0 nel punteggio che da allora  non si è più ripetuto  e che prima di quel pareggio, passatemi il termine "a mete bianche" con la Scozia (immaginatevi che partita dev'essere stata) è successo solamente altre sette volte, in un periodo in cui il rugby era molto diverso, quasi un altro sport rispetto ...

Au Metrò

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Finalmente ci siamo, con febbraio alle porte ed il Sei Nazioni che sta scaldando i motori è il momento di preparare le valigie per seguire la nazionale  in trasferta,  e se  tra le città che ospiteranno gli azzurri avete scelto Parigi allora questo articolo farà al caso vostro.  Perché?  Perché purtroppo nella capitale francese  l'atmosfera ovale  è un po' freddina rispetto alle altre sedi del torneo, camminando lungo le rive della Senna difficilmente vi imbatterete in bar o pub dove trovare quel tipico "calore ovale" che si percepisce in città come Dublino o Cardiff. Per questo, se dopo una giornata passata tra musei e boutique siete alla ricerca di un posto così, dove ogni amante del rugby si sente a casa,  non vi resta che andare alla Brasserie Au Metrò. Dovrete spostarvi un po' dai soliti circuiti turistici per trovare questo locale, che passa quasi inosservato lungo la trafficata Boulevard Pasteur,  dall'esterno nulla traspare del...

Giocare comunque: la Coupe de l'Espérance

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Tutte le storie sono fatte di emozioni e sentimenti, quella che vi racconto oggi è fatta di orgoglio e passione, paura e speranza. Fu soprattutto per quest'ultima che, in una Francia sconvolta dalla Prima Guerra Mondiale, si decise di continuare a giocare  nonostante il conflitto avesse portato al fronte molti giocatori, buoni o meno che fossero, lasciando un branco di ragazzi  sui campi di gioco  a correre dietro la palla, a rotolarsi nel fango come facevano i loro compagni  nelle trincee con la paura di poter fare la stessa fine. Era l'estate del 1915, con la Grande Guerra che infuriava da quasi un anno ed il campionato francese fermo dall'inizio del conflitto,  l' Union des Sociétés Françaises de Sports Athlétiques (una specie di comitato pansportivo attivo in quegli anni) decise di portare avanti l'attività rugbistica nazionale organizzando un torneo non ufficiale, per continuare a guardare oltre l'orizzonte di un futuro dai tratti parecchio incerti....

Where miracles happen

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La "prima" di una squadra italiana nei play off del Pro14 è un traguardo storico per il rugby italiano, ma l'impegno che dovranno affrontare sabato pomeriggio i leoni del Benetton Treviso non è certo dei più agevoli,   sia per il livello dell'avversario che per il peso specifico del fattore campo rappresentato dal Thomond Park, perchè qui, come recita il titolo di un libro, è dove accadono i miracoli. E' su questo terreno vicino alle rive dello Shannon che  mattone dopo mattone  il Munster costruisce  i suoi successi , un porto sicuro da dove far partire le  scorribande  ovali per tutta l'Europa un po' come facevano i vichinghi, che fondarono Limerick e ne fecero la base per le loro scorrerie . Sin dall'apertura dei suoi cancelli nel 1938 è dura per tutti venire a giocare qui, a qualsiasi livello, dal Pro14 alla Champions Cup ai  Test Match contro le grandi nazionali dell'emisfero sud.  Pensate che il Munster  in Heineken Cup  ha ma...

Dalla Calcutta Cup al Doddie Weir Trophy: tutti i trofei del 6 Nazioni

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Fuochi d'artificio e fiamme, coriandoli, champagne ed una bella coppa argentea da riempire con alcolici a piacimento. Oggi  viene celebrata così  la squadra vincitrice del Sei Nazioni, con la consegna del premio che sancisce in modo netto e tangibile la propria vittoria, senza più lasciare spazio agli arrivi a pari merito come avveniva nell'era del rugby amatoriale, ormai relegata nel cassetto dei ricordi. Oltre alla coppa consegnata ai vincitori, ogni anno ci sono altri trofei messi in palio tra le partecipanti al torneo. Scopriamo insieme quali sono. Calcutta Cup  Prima della realizzazione del Championship Trophy che segnò "de facto" l'inizio dell'era professionistica nel Torneo, per tanto tempo c'è stata lei, solo lei, la Calcutta Cup, un simbolo più che un trofeo, emblema di un tempo che fu e di un continente lontano da noi. Donata dal Calcutta Rugby Club alla Rugby Football Union, venne realizzata con le rupie d'argento rimaste nel fondo cas...